Abbiamo deciso di aprire un BLOG come questo perché crediamo che sia fondamentale ritrovare il senso e il valore della comunità che si incontra, si confronta e discute.
Se è vero che andata persa la cosiddetta “comunità educante”, oggi abbiamo un acuto bisogno di ritrovare uno spazio per riattivare questa risorsa, un tempo preziosa che consentiva ai genitori di essere aiutati ma anche supportati nel mestiere più difficile che esista.
Per vincere e superare l’isolamento ora dobbiamo ritrovare un nuovo modo di fare comunità. Questo è il senso dell’iniziativa “Scuola genitori” che ha riscosso così ampio successo, ma è importante allargare questa esperienza.
Ora gli strumenti della tecnologia moderna ci aiutano a mettere in comune i nostri pensieri e le nostre riflessioni, e ci permettono di condividere i problemi o le difficoltà ma anche le risorse che noi tutti abbiamo.
Vorremmo che questo BLOG, allora, diventasse la “piazza” virtuale dove trovarsi a parlare. Il luogo dove con l’aiuto di tutti i partecipanti fare di nuovo comunità.
Vorremmo che il nostro BLOG a partire proprio dalle stimolazioni dei cosiddetti “esperti”, ma anche da ogni possibile sollecitazione, potesse aiutare tutti a diventare genitori sufficientemente buoni e educatori competenti per mettere in comune riflessioni e idee capaci di attivare le risorse individuali.
Buona partecipazione!.
Prof. Pellai, che cosa succede nella vita degli adolescenti? Come usano il loro tempo libero, come concepiscono il proprio spazio e il proprio tempo, quali sono i loro comportamenti abituali? Come possono leggere questi comportamenti gli adulti?
Il tempo libero degli adolescenti è strettamente collegato all’utilizzo delle nuove tecnologie. L’accessibilità e le loro competenzesono superiori rispetto a quelle degli adulti ed è anche per questo che c’è incompatibilità di vedute, quando si affrontano temi come questi. Attraverso le tecnologie, i giovani aumentato il tempo della virtualità rispetto al tempo della realtà. Anziché rafforzare i loro muscoli, vivono in una realtà virtuale e rafforzano la muscolatura emotiva mediata dall’esperienza della virtualità. L’immagine dell’io, di se stessi è sospesa in uno spazio artificiale e questo è un dato inedito rispetto all’età evolutiva e soprattutto rispetto agli adulti. Gli adulti spesso, non sanno interpretare questi comportamenti, perché non riescono ad entrare in trasmissione con i giovani. Continua a leggere… »
Sacerdote – Pedagogista – Presidente della Fondazione Exodus Onlus, Presidente dell’Associazione Nazionale di Promozione Sportiva delle Comunità (Associazione benemerita del Coni), Membro del Comitato scientifico per l’anno Internazionale della Famiglia della Regione Veneto. E’ autore di numerose pubblicazioni tra cui: “Un’ala di riserva” (Mondadori 2000), “Il filo degli aquiloni” (San Paolo 2000), “Pinocchio e i suoi fratelli” (Piemme 1993), “Come rovinare un figlio in dieci mosse” (San Paolo 2006)
Marco è un bambino di sette anni che si è appena trasferito in una città a 900 chilometri dal suo paesino di origine. Le cose però non stanno andando come vorrebbe lui: inserirsi in una classe di 22 bambini che si conoscono già da un anno non è affatto facile, soprattutto per colpa di due bulletti che lo prendono in giro per il suo accento. Persino le favolose scarpe verdi che papà gli regala per il compleanno non fanno che peggiorare la situazione, suscitando l’invidia degli altri! Per fortuna mamma, papà e una maestra molto intraprendente avranno una fantastica idea che cambierà tutto…
Al libro è allegato un CD audio con la narrazione della favola e numerosi suggerimenti educativi.
ALBERTO PELLAI
Scarpe verdi d’invidia
pp.50 + CD audio
cm 16×30
ISBN: 978-88-6137-158-3
Prezzo: € 18,50
Viziatelo, accontentatevi del 6-, dispensate carezze di seconda mano, latitate, iperproteggetelo, imbottitelo di merendine, incollatelo alla tv, lavatevene le mani, lasciate che si annoi, svegliatevi solo quando é grande… insomma, finalmente in un unico libro, tutto quello che bisogna sapere per rovinare un figlio. Da don Antonio Mazzi e dalla ventennale esperienza con le comunità di Exodus qualche consiglio ai genitori per crescerlo come si deve.
Il “branco” compie il suo mandato: provoca, mostra i muscoli. Ma non solo, umilia, violenta, terrorizza. Soprattutto non si nasconde e non prova vergogna a farsi vedere mentre compie i misfatti. Il “branco” è quello dei minori che sembrano non avere la capacità di ragionare prima di agire ovvero un filo interno che leghi il pensiero all’azione, il gesto alle emozioni e alle conseguenze. Ed è così spesso ma non perchè essi siano mostri, quanto perchè l’organizzazione mentale e psichica dei ragazzzi in adolescenza è confusa, ancora poco articolata. E nel gruppo, spesso solo nel gruppo la determinazione e il pensiero individuale prende una specie di forma, ma rimane primitiva, dominata dall’emulazione, sottomessa al bisogno di essere approvati dai compagni di avventura.
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